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L’uomo pipistrello e il corpo origine delle utopie

L’uomo pipistrello e il corpo origine delle utopie

Ricerca della semplicità e ritorno a un “vero” Batman, fisico, sentito, sembrano essere i principi guida del nuovo film dedicato all’iconico supereroe.

Se la prima versione del “fantasista” Burton sembrava vocata a irriverenti giochi di immagine, complici delle danze giocose del Joker-Nicholson, e la rivisitazione di Nolan un tentativo di cogliere nell’universo narrativo una profondità concettuale, quest’ultimo sembra il meno ambizioso, il più sincero tentativo da parte del cinema di fare Batman: non più competere con il fumetto o con filosofie letterarie, ma portare davvero Batman al cinema. C’è da dire che Burton fece già un piccolo capolavoro, trasformando il gotico fumetto in un sogno ad occhi aperti. Nolan d’altra parte è riuscito a penetrare nella profondità dell’universo narrativo di Gotham, dimostrandoci che in fondo uomini pipistrelli, pinguini e clown, non sono tanto distanti dal nostro mondo reale.

Insomma, siamo ancora sulla motocicletta di Catwoman (Anne Hathaway) a guardare avanti consapevoli del passato,  come il pipistrello dell’iconico logo scuro, i cui occhi fanno tutt’uno con le ali. Sembra questa la cifra simbolica dell’universo Batman: importanza del passato e desiderio di libertà e futuro. Batman è tutt’altro che una storia già vista/scritta.

Il nuovo Batman sceglie di giocare con l’elemento “ombra”, non più trattandolo come elemento scenografico o simbolo narrativo/concettuale, ma presentandocela come protagonista. Nulla di più cinematografico.

E’ cosi che vediamo davvero il vestito di Batman, l’ombra. E non è un caso che sia proprio questo film il più concentrato sulla Gotham mediatica (video messaggi, canocchiali, lenti a contatto che registrano, schermi ovunque…). Siamo noi, nella nostra quotidianità.

Già Focault lo aveva previsto con il Panopticon. Ma Batman, con l’anatogista/complice Enigmista (prequel di Joker) sembra dirci: fatelo, svelate tutto, anzi lo vogliamo, così finalmente vedrete l’invisibile, il mio corpo! E’ proprio così che Focault definiva il corpo, quando lo descriveva come “origine delle utopie” e interno che per potersi esperire si fa esterno.

 

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Aliot

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